De Oratore

Cicerone (106-43 a.C) scrive il De Oratore nel 55 a.C.

Cicerone, è considerato uno dei più grandi oratori della storia. Nasce nel 106 a.C. e compone il De Oratore nel 55 a.C. quindi 11 anni prima della morte di Cesare, 15 marzo del 44 a.C.
Vive quindi nell’ultimo periodo della Repubblica e muore nel 43 a.C. poco prima della nascita dell’impero con Augusto nel 28 a.C. Nella sua vita lotterà strenuamente con tutte le forze per cercare di salvare la repubblica e morirà a causa di questo. Infatti sarà proprio il suo ciclo di Filippiche rivolte ad Antonio a scatenare i suoi sicari che lo uccideranno nel 43 a.C.
Il De Oratore è un’opera composta di tre libri dove viene affrontato il tema dell’oratoria in maniera molto ampia. Infatti Cicerone pone il dialogo tra gli uomini addirittura a fondamento della nascita delle città. Senza l’eloquenza non esisterebbe la politica e prevarrebbe sempre la forza bruta, come avviene spesso nel mondo animale.
Ma l’oratoria non è solo ragionamento ma anche emozione, infatti una parte centrale dell’oratoria è l’emozione e il sentimento che devono trascinare il pubblico.

Cicerone distingue 5 punti fondamentali necessari affinché un discorso prenda vita:

1) INVENTIO

2) DISPOSITIO

3) ELOCUTIO

4) MEMORIA

5) ACTIO

1) INVENTIO

trovare le strategie e gli argomenti adatti a convincere, questi possono essere:

– prove logiche
– esempi
– ragionamenti
– appelli emotivi
– immagini

2) DISPOSITIO

è la scaletta del discorso, l’architettura, la struttura. Ogni elemento deve avere una funzione specifica, deve in generale avere un ritmo crescente e deve guidare silenziosamente l’ascoltatore. La disposizione è simile alla composizione musicale, alla strategia militare e all’architettura in generale.

Si divide principalmente in:

2.1) EXORDIUM o introduzione, serve a creare un rapporto positivo col pubblico, è in questa fase che si trova la “captatio benevolentiae”. L’oratore conquista la fiducia del pubblico , attira l’attenzione e la disponibilità ad ascoltare. Anche il tono è importante per creare un rapporto positivo col pubblico.

2.2) NARRATIO ovvero l’esposizione dei fatti, è la descrizione della situazione, deve essere chiara e comprensibile, e proporre un ordine semplice agli elementi della storia.

2.3) ARGUMENTATIO suddivisa in due parti: 2.3.1) CONFIRMATIO e 2.3.2) REFUTATIO
2.3.1) CONFIRMATIO è la costruzione positiva della nostra tesi, quindi è costituita da prove portate a supporto, ragionamenti rafforzativi, esempi, citazioni, analogie, dimostrazioni che portano ad avvalorare la tesi.
2.3.2) REFUTATIO è dove si attaccano le tesi antagoniste, si demoliscono gli argomenti e si mina la credibilità delle tesi avverse.

2.4) PERORATIO è la conclusione emotiva del discorso, qui il discorso raggiunge la massima intensità e gli argomenti vengono trasformati in emozione. L’oratore cerca di suscitare una reazione emotiva nel pubblico.
Si suddivide in due parti fondamentali:
2.4.1) RECAPITULATIO cioè il riassunto dei punti principali in modo da renderli chiari incisi nel pubblico.
2.4.2) COMMOTIO qui si muovono le passioni, si cerca di scuotere l’animo del pubblico, in questa parte è fondamentale l’ACTIO cioè la recitazione dell’oratore. L’oratore porta il pubblico verso una liberazione emotiva, catartica simile all’esperienza della tragedia.

3) ELOCUTIO

Decide come esporre gli argomenti, con quale stile, con quale enfasi e attraverso quali espedienti narrativi o figure retoriche. Lo stile deve essere adeguato al pubblico a cui ci si rivolge, quindi è centrale adeguarsi al pubblico. Un linguaggio troppo forbito può allontanare un pubblico semplice e un linguaggio troppo semplice può annoiare un pubblico molto colto.
 
L’elocutio fa uso delle figure retoriche per creare ritmo e migliorare la memorizzazione dei contenuti.
 
LA METAFORA. Una delle figure più potenti è la metafora che è in grado di spostare un argomento magari noiso in un argomento interessante introducendo un ambito che stimola i sensi. Ad esempio possiamo spiegare come si crea un bel discorso usando la metafora di come si cucina una torta seguondo le fasi di una ricetta. Così portiamo il tema “creare un discorso” che è un argomento sensorialmente povero a stimolare il senso del gusto.
Così possiamo trasferire una sensazione concreta, fisica a ragionamenti astratti attivando le emozioni e stimolando la memoria.
 
IPERBOLE. Dove un concetto viene esagerato intenzionalmente per sottolinearlo e renderlo facile da ricordare. Non è una menzogna in quanto è evidente che è un’esagerazione atta a intensificare il discorso. Ad esempio: “Ho aspettato un’eternità …”, “Quella pozzanghera era come un lago …”.
 
ANAFORA. E’ una ripetizione di una parola o una frase in più parti del discorso per creare un ritmo intenso e aumentare la tensione rendendo quasi musicale il discorso. In effetti si ritrova spesso nei testi delle canzoni. Un esempio potrebbe essere: “Vorrei un mondo più …”, “Vorrei una città più …”, “Vorrei delle case più …” ecc.
 
ANTITTESI. Mette in relazione due concetti opposti per farli risaltare e renderli più incisivi. Ad esempio: “Ricchi di idee e poveri di denaro …”, “Tacquero le leggi, parlarono le armi …”, “Non odio ma amore …”.
 
OSSIMORO. Si realizza unendo due concetti opposti nella stessa espressione. Ad esempio: “Un silenzio assordante …”.
 
CHIASMO. Incrociare due concetti tra loro. Ad esempio: “Forte con i deboli e debole con i forti.”.
 
CLIMAX. Crea una successione crescente. Ad esempio: “Un uomo, dieci uomini, cento uomini, mille uomini…”.
 

4) MEMORIA

La memoria era fondamentale per gli oratori antichi, infatti non era consentito leggere, era considerato inaccettabile. Oggi molti si affidano ad una scaletta scritta o a delle immagini di supporto alla memoria. Tuttavia il fatto di ricordare a memoria il discorso libera l’oratore dandogli la possibilità di improvvisare, integrare e completare il discorso in rapporto alla disposizione del pubblico che può variare in modo imprevedibile.

Cicerone ci insegna ad usare il sistema dei LOCI per mandare a memoria il discorso. Spesso in un discorso si sente usare l’espressione “… in primo luogo …”, “… in secondo luogo …” e “… in terzo luogo …”, queste espressioni derivano direttamente dall’uso del sistema dei LOCI.
 
I LOCI
 
I loci sono luoghi mentali che ci immaginiamo e in cui posizioniamo visivamente gli argomenti del discorso. A questo scopo si immagina di solito un percorso che conosciamo a memoria perché lo percorriamo ripetutamente. Ad esempio possiamo immaginare la sequenza di spazi che ci conducono dentro casa. Quindi possiamo immaginare la strada dove sorge la nostra casa come il primo luogo, poi possiamo immaginare lo spazio davanti alla porta di ingresso del palazzo come il secondo luogo, poi l’ingresso del palazzo come il terzo luogo, l’interno dell’ascensore come il quarto luogo e il pianerottolo davanti alla porta dell’appartamento come il quinto luogo ed infine come sesto luogo l’ingresso del nostro appartamento. Così abbiamo una sequenza precisa di sei spazi a cui possiamo associare sei diverse parti del nostro discorso.

Il passo successivo è quello di immaginare le parti del discorso collocate negli spazi a nostra disposizione utilizzando delle immagini con caratteristiche facili da ricordare. Quindi le immagini dovranno essere assurde, grottesche e sorprendenti in modo da poterle ricordare facilmente. Quindi ad esempio se vogliamo ricordare la parola “cavallo” ci immagineremo un cavallo con le gambe all’aria appoggiato su una colonna collocato nel primo luogo, ovvero al centro della strada dove sorge il palazzo in cui abitiamo. Cos’ faremo con le altre parole chiave che vogliamo memorizzare creando un’associazione tra il luogo e la parola.

5) ACTIO

La quinta parte, l’actio è molto importante in quanto ci mostra come il saper discorrere è una vera e propria performance teatrale. E’ necessario abbinare alla parola il nostro corpo per riuscire ad arrivare al pubblico fino ad emozionarlo. Cicerone dice che a volte è lecito anche battere un piede a terra, confermando la grande fisicità associata a questa componente di un bel discorso.

Elemento fondamentale dell’actio è l’uso dei gesti e del linguaggio del corpo. Effettivamente sono fondamentali, hanno un potere comunicativo molto penetrante in quanto spesso anche indipendenti dalla lingua e dalla cultura del pubblico.
Punti fondamentali sono il respiro, i gesti, il tono della voce e molto importanti anche le pause che creano attesa e sottolineano alcune parti del discorso.

 
 


Per approfondire:

L’arte di comunicare di Marco Tullio Cicerone (Autore), P. Marisch (Curatore), Mondadori, 2024
 


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